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Siti web: obblighi di legge per evitare sanzioni

Aggiornato Giugno 2018

Avere un sito web per la propria azienda, attività, professione  è sicuramente  un passo importante per avvicinare nuovi clienti, migliorare la proprio “immagine”, mettere in risalto i proprio servizi o prodotti.

Probabilmente si terrà in gran conto la grafica, le funzionalità ma ancora troppo pochi sanno che essere titolari di un sito internet comporta anche alcuni obblighi imposti dalla  Legge Italiana o dalla Comunità Europea.

Andando in ordine cronologico il primo obbligo  imposto è stato, nel 2001,   quello di inserire la partita iva nella  home page del sito web.

A tal riguardo l’ Agenzia delle Entrate ha precisato nell’articolo 2 del decreto 404/2001 che, qualsiasi soggetto in possesso di IVA, è tenuto ad indicarne il numero sul sito Web relativo all’attività esercitata  quindi non si tratta di un obbligo relegato ai siti web di e-commerce ma a tutti colori che  dispongono  di un sito web  anche se lo stesso viene  utilizzato meramente a scopo pubblicitario.

preventivo sito web online

Ancora l’Agenzia delle Entrate, con la  risoluzione  60 del maggio 2006,  afferma nuovamente:
“Il numero di Partita Iva, attribuito dagli Uffici dell’Agenzia a quanti intraprendono l’esercizio di impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, deve essere indicato nella home-page del sito web anche nel caso in cui il sito venga utilizzato per scopi meramente propagandistici e pubblicitari, senza il compimento di attività di commercio elettronico”

In caso di omissione, la sanzione varia da  258 Euro  fino a 2.065 Euro

Nel 2009, con il recepimento della “legge comunitaria 2008”  sono stati introdotti nuovi obblighi.

Nello specifico l’art. 42 Legge n. 88/2009  (che ha modificato  l’art. 2250 del Codice Civile) impone alle  società per azioni, alle società in accomandita per azioni ed  alle società a responsabilità limitata che dispongono “di uno spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico” di  fornire , attraverso tale mezzo, le seguenti informazioni:

1) la sede sociale, l’ufficio del registro delle imprese presso il quale la società è iscritta ed il numero di iscrizione (REA). (Nel caso di siti web di professionisti indicare il numero di iscrizione al proprio ordine professionali)

2) il capitale sociale, indicato secondo la somma effettivamente versata e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio.

3) l’eventuale stato di liquidazione della società.

4) se, in caso di SpA o di Srl, la società ha un socio unico.

Oltre, ovviamente, alla p.iva.

L’ inadempimento d quanto prescritto, ai sensi dell’art. 2630 Codice Civile,  fa “scattare”, in caso di controlli,  una sanzione amministrativa da 206 Euro a 2065 Euro.

Inoltre c’è un altro importante obbligo: quello di dare ai visitatori una corrette ed idonea informativa sul trattamento dei dati personali (d.lgs. 196/2003)

Infatti l’omessa o inidonea informativa all’interessato (Art.161 Codice privacy) può comportare  sanzioni pari da  € 3000 a € 18000 Euro, oppure da 5.000 a 30.000 Euro se dati sono considerati sensibili.

Novità GDPR

Con l’introduzione delle nuove normative europee (GDPR – Regolamento  UE 679/2016) la situazione è divenuta molto complessa in fatto di privacy.

Entrato in vigore il 25 Maggio 2018 le nuove regole prevedono obblighi stringenti per adeguarsi: come ho avuto modo di specificare nel mio articolo “GDPR WordPress cosa fare”  ritengo che sia necessario  appoggiarsi ad un esperto in materia  al fine di tutelare la propria attività o la propria persona dalle ammende previste (pecuniarie e, da quanto sembra, anche penali in determinati casi).

Il mancato adeguamento al GDPR  può esporre a multe (previste dall’art.83 comma  5)  che  possono arrivare fino ad un massimo di 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale annuo (riferito all’ esercizio precedente), se superiore.  (ma rimane  lacunoso l’importo minimo delle ammende).

 

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